OL MESTERÀSS – Families business stories of Italy

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from Gianni Canali
B-SIDE PROJECT
Once there were 45 RPM vinyl records
The A-side usually featured the recording that the artist intended to receive the initial promotional effort, to become a “hit” record. The B-side was a secondary recording that had a history of its ow.
I decided to show the other side of my shooting, the A-side, producing some B-side stories.

Crudeltà ed abbandono a lieto fine. Birba: storia di una rinascita.

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Birba ha circa venticinque giorni e vive con noi da soli tre: è un gattino aggrappato alla vita. Piano piano si sta adattando a una nuova esistenza lontano dalla mamma e dai suoi fratellini, sta imparando a mangiare latte in polvere da un mini biberon e dovrà imparare la legge della vita da solo.

Questa è la sua storia.

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Non tutti hanno la capacità e la sensibilità di amare gli animali… non sempre la bestia è quella che cammina a quattro zampe.

Mercoledì primo maggio stavo facendo un giro in bicicletta lontano da casa con mio marito, in una strada di campi, con case sparse un po’ qua e un po’ la… ad un certo punto lo vedo fermarsi di colpo, scendere dalla bici e ritornare indietro con lo sguardo lungo il fossato: ad attirare la sua attenzione è stato un unico flebile miagolio.
Il sospetto che si trattasse di un micino in difficoltà si è subito trasformato in una realtà ben peggiore. Nel fosso, ben chiuso e sigillato in una borsa di nylon non c’era, infatti, un solo gattino ma addirittura cinque: un’intera famigliola. I cinque fratellini si stringevano tra loro, sporchi, sudati, tremanti e allo stremo delle forze, troppo deboli per aprire gli occhietti.

Solo Birba ha avuto la forza di lanciare un’ultima richiesta di aiuto, un piccolo “miao” che ha salvato la vita a lui e hai suoi fratellini.

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Un gesto atroce, compiuto da gente senza cuore e senza rispetto per la Vita, che per disfarsi di una “fastidiosa cucciolata” ha pensato che il modo migliore per farlo fosse strappare i cinque cuccioli alla loro madre, chiuderli in un sacchetto e buttarli ancora vivi in un fosso.

Anche se a lieto fine, questa è una storia difficile da raccontare: abbiamo sfortunatamente avuto la riconferma che non ci sono limiti all’indecenza, che la superficialità e l’ignoranza fanno parte dell’uomo. Purtroppo non mi riferisco solo a chi ha abbandonato i gattini, ma anche ad alcune persone cui ci siamo rivolti per avere un aiuto, ma che ci hanno voltato le spalle incuranti.

Ma non sono tutti così, c’è anche ci agisce col cuore.
Ci eravamo ormai rassegnati a mettere i gattini nel cestino della bicicletta e pedalare verso casa, quando passano di lì Alfonso e la sua famiglia. Alfonso ha subito capito la situazione e senza pensarci troppo è tornato a casa per prendere uno scatolone e delle vecchie coperte per tenere i micini al caldo, per poi portarli ad una sua zia “gattara” che li ha puliti e si è offerta di tenerli con sé per la notte, promettendoci che l’indomani li avrebbe portati all’Enpa di Conegliano.
Ovviamente da amante dei gatti, non ha saputo resistere, come noi, e ne ha subito adottato uno.

Questa fortunatamente è una storia a lieto fine, ma non sempre è così.

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Ho deciso di parlarne sul blog per sensibilizzare sulle sterilizzazioni e per ricordare a tutti ciò che è scritto nel codice penale. “Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 euro a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze”.

Ma quello che mi preme più di tutto è lanciare un messaggio:
Usiamo la testa e agiamo col cuore: la vita è un dono e non va gettata nella spazzatura. Le associazioni animaliste esistono, le soluzioni giuste anche.

Un immenso grazie ad Alfonso e alla sua famiglia!

La Bagi.

Amici Animali: tutto un mondo in un acquario.

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“Tenuto in un piccolo vaso il pesce rosso rimarrà piccolo, in uno spazio più grande esso raddoppia, triplica o quadruplica la sua grandezza”
[Big Fish]

Pesce rosso Agripensar

Lo sapevate che il Pesce Rosso può vivere tranquillamente 25-30 anni e che la loro lunghezza media è di circa 30 cm?
Io no!
La cosa mi ha lasciata un po’ perplessa. … ero convinta che avessero una vita molto breve. Poi mi sono ricordata di quando ero piccola e dei miei pescetti rossi da luna park… soprattutto di quando d’estate siamo andati al mare e mio papà ha trasferito i pesciolini nella vasca d’acqua dell’orto. Beh, ritornati dal mare i miei pesciolini si erano trasformate in delle carpe!!! Ovvero, erano diventati dei pescioni da almeno venti centimetri, ed effettivamente, li hanno avuto vita lunga.
Mi sono anche chiesta, chissà se sono io che vivo fuori dal mondo, o se effettivamente ci siamo fatti un’idea sbagliata sui pesci rossi. Dalle mie indagini in merito è emerso che la maggior parte della gente si è fatta la stessa mia sbagliatissima opinione su questi buffi animali.
Credo che il pesce rosso sia il primo animale a cui pensa un padrone alle prime armi, non richiede particolari cure, non ha esigenze particolari ed è un animaletto che cattura la simpatia dei bambini.

Ma siamo sicuri che sia un animale così semplice da gestire? O meglio, siamo sicuri di sapere come si fa? Soprattutto se riteniamo che sia giusto trattarlo con la stessa cura e amore con cui tratteremmo un cane e un gatto, facendo il possibile per dare loro sempre il meglio.

Prima cosa… al luna park si va per divertirsi sugli autoscontri, sbaciucchiarsi nel tunnel dell’amore, mangiare lo zucchero filato… ma non si va per vincere i pescetti. I pesciolini rossi si prendono in un negozio per animali serio ed affidabile.
Nei luna park i pesci sono tenuti in condizioni estreme; è vero che il pesce è un’animale che ama stare in branco ma questo non vuol dire che apprezza le vasche sovraffollate senza spazio (e acqua) a sua disposizione.
Chi ha intenzione di comprare un pesce di solito acquista l’acquario qualche settimana prima, in modo che quando arriva l’ospite, l’habitat e il clima ideali si sono già creati.
Se invece arrivate a casa con un pesciolino rosso in un sacchetto e non sapete cosa fare, beh, così, giusto per passare la notte, può andar bene un qualsiasi contenitore a cui per precauzione va messa una retina in modo che il pesce non guizzi fuori.

Presi provvedimenti di emergenza, vediamo come fare per curarli, alimentarli e farli vivere nel modo corretto.

Innanzi tutto va detto che i pesci sono animali che amano la compagnia, per questo andrebbero tenuti almeno in coppia, poi è importantissimo capire che il pesce non va tenuto in una boccia.
Come detto, il pesce rosso è un animale che cresce molto, e quindi se decidiamo di prendercene cura dobbiamo munirci di un acquario di almeno 50 litri, in modo che il nostro amico abbia modo di muoversi e rovistare come in natura.
Ovviamente l’acquario va tenuto pulito, quindi informatevi bene sui come farlo e con che frequenza cambiare l’acqua.

Come per tutti gli animali, anche l’alimentazione è importante. I pesci sono animali ingordi quindi sarebbe una buona regola nutrirli un paio di volte al giorno dando loro un quantitativo che possa essere consumato nel giro di pochi minuti: è più facile che un pesce muoia perché ha mangiato troppo che non il contrario e questo è dovuto dalla nostre cattive abitudini. Altra cosa da sapere è che i pesci sono animali onnivori ma ciò non significa che è giusto dar loro da mangiare pane, biscotti, formaggi e avanzi di salame!

Questi sono solo dei consigli base che permettono a un pesce rosso di vivere, e non sopravvivere, nei primi due anni di vita o poco più, dopo di che i pesci andrebbero trasferiti in un aquario molto più grande, che lasci a disposizione di ogni pesce circa 80-100 litri di acqua.
La cosa migliore sarebbe trasferirli in un laghetto… come i pesci di quando ero piccina io.

La Bagi.

Il riccio

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ImmagineAbbiamo trovato nel nostro orto un riccio, specie protetta dalla legge italiana, ora vi elenchiamo una serie di accorgimenti da adottare nel caso vi capiti una situazione simile.

Partiamo dal conoscere l’animale, appartenente all’ordine degli insettivori, questo mammifero originario di tutta l’europa e in gran parte dell’Asia settentrionale è abituato ad un habitat rustico, quindi portarlo in casa è sempre un’incognita, così facendo cambierebbero drasticamente le sue abitudini così come la sua alimentazione. Visto che il nostro riccio appariva sano, abbiamo deciso di lasciarlo libero, ricordiamo inoltre che il trasporto di un’animale, comporta sempre un stress, quindi lasciarli in natura è sempre consigliabile..

In genere le femmine sono più grandi dei maschi, mangiano una gran quantità di frutta, verdura, crocchette dei gatti, uova, insetti e alimenti ad alto contenuto proteico e lipidico.

Non diamo loro latte, perché il riccio non digerisce il lattosio. 

Se l’animale è ferito cerchiamo di seguire questo vademecum;

pesare l’animale,

osservare il colore degli aculei,

osservare se ci sono ferite rilevanti o parassiti sul mantello,

notare la vitalità dell’animale

Il nostro riccio ha apprezzato il nostro aiuto, infatti si è rintanato nel suo nido utilizzando come protezione dal freddo il cellofan che gli abbiamo affiancato, ora aspettiamo le sue mosse considerando che il suo letargo durerà ancora per un pò di tempo. 

Chiunque trovasse un riccio questo sito e questo numero possono esservi utili!

http://www.sosricci.it
Per emergenze e consigli, il numero di SOS ricci è 339 2942329 .