Organic farming style

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Non credo al biologico di Esselunga e di altri supermercati! E’ un terribile controsenso!!

“… il People’s Park nacque il 20 aprile 1969, quando un gruppo autonominatosi “commissione Robin Hood” occupò un appezzamento di terra incolta di proprietà dell’ università della California e si mise a dissodarlo, a piantare alberi e a metter su un orto, idea che si sarebbe rivelata fortunata. Il gruppo si definì di “riforma agraria” (…) si sarebbe sostenuto coltivando da se alimenti non contaminati. Uno dei modelli per questa azione di disobbedienza civile si poteva rintracciare nei cossiddetti diggers (zappatori o scavatori) che nell’Inghilterra del Seicento presero possesso di terre di proprietà statale con l’intento di coltivarle e di dare il raccolto ai poveri. Nel caso di People’s Park, questo raccolto sarebbe stato “biologico”, parola che all’epoca si ammantava di suggestioni che andavano molto al di là di un metodo particolare di coltivazione (…) il termine biologico era stato usato abbastanza spesso nell’Ottocento da parte degli studiosi inglesi che criticavano la frammentazione sociale portata dalla rivoluzione industriale, paragonandola all’ideale di una perduta società naturale (organic)(…) l’uso dello stesso aggettivo in ambito agroalimentare è molto più recente e risale agli anni Quaranta e alla rivista “Organic Gardening and Farming” fondata da J.I.Rodale (…) rivista che aveva lo scopo di far conoscere i metodi e i benefici delle tecniche agricole che non prevedevano l’utilizzo di sostanze sintetiche (…) era ciò che cercavano gli hippy, che stavano tentando di coltivare la verdura senza dare un soldo al complesso militare-industriale (…) l’orto di People’s Park, presto imitato in molti parchi urbani della nazione, fu concepito come un modello a scala ridotta  di una società cooperativa, un luogo di riconciliazione con la natura che riproponeva di rimpiazzare la tendenza capitalistica al dominio dell’ambiente con un atteggiamento più dolce e armonioso (…) gli ortaggi raccolti da questi minuscoli appezzamenti  qualcuno li definì   ” cospirazione del suolo” che fornivano non solo calorie salutari, ma anche una “dinamica del mangiare“, un “nuovo mezzo attraverso il quale ognuno può mettersi in relazione con gli altri e con ciò che mangia“. Il rifiuto dell’uso di concimi chimici era, ad esempio, anche il rifiuto alla guerra, perchè le stesse grandi industrie ( come Dow e Monsanto) che producevano i pesticidi erano anche responsabili della produzione di napalm e di agente arancio (defoliante) usati nel Sudest asiatico. Nutrirsi in modo corretto era un modo per sposare il personale e il politico. Ecco perchè la posta in gioco era molto più alta. Basandosi sull’assunto ecologico per cui ogni cosa in natura è interconnessa, il movimento dei primordi cercava di arrivare non solo ad un modo alternativo di produzione (il rifiuto della chimica)  ma anche di distribuzione e persino di consumo ( la cucina alternativa). Su questi tre pilastri poggiava la rivoluzione biologica: l’ecologia insegnava che “nessuna azione è isolata”, dunque l’atto del mangiare era inseparabile da quello del produrre e distribuire il cibo…”  da Il Dilemma dell’Onnivoro di Michael Pollan

Il marchio bio attesta, con rigore,  il metodo di produzione di qualsiasi prodotto biologico…questo è indiscutibile, lo stabilisce il Reg. CE 889 del 2008 con norme per la trasformazione, conversione da metodo tradizionale,   etichettatura, certificazione, ecc… Ora quello che mi chiedo è questo però: come mai negli ultimi tempi la gente sembra più attenta (attratta) al marchio visto tra gli scaffali della gdo e trascura il contesto in cui acquista il prodotto bio? Forse è anche ovvio che, visti i ritmi di vita attuali e le comodità offerte dai supermercati, è sempre più frequente l’usanza di rivolgersi alla grande distribuzione per le spese alimentari.

Credo nel biologico come “filosofia”: allora perchè compro prodotti bio al supermercato, dove è finito il “modo alternativo di distribuzione” pilastro del bio d’altri tempi?? Credo al biologico “da supermercato” perchè sono rimasto legato al concetto  che “prodotto bio  uguale prodotto salutare e basta”? …mi sa allora che sarò sempre in balia degli slogan pubblicitari che raccontano di tutto, anche che “la tisana bio fa risuscitare i morti”! Bisogna riordinare le idee: non credo a quelli che spacciano il biologico come verità assoluta; credo al  biologico che è tale perchè è prima di tutto acquisto critico, sostenibile ed equo; è una scelta nello stile dei consumi e poi magari, è anche salutare…

Mat

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