Fiori rosa, fiori di pesco

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In collina (450 m.s.l.m.) le fioriture di primule, erba trinità e la disponibilità di polline di nocciolo iniziano a lasciar spazio alle prime varietà nettarifere di stagione: si intravedono sporadiche macchie gialle di Taraxacum officinale (o tarassaco, dente di leone, soffione) che in pianura daranno il cremosissimo omonimo miele dal colore chiaro e dal cristallo fine, quasi impercettibile! Altre specie verso cui le api, in queste giornate soleggiate, svolgono il loro nobile servizio d’impollinazione sono i ciliegi selvatici  detti “degli uccelli” (Prunus avium e Prunus cerasus); gli albicocchi (Prunus armeniaca) con le tipiche fioriture, tendenzialmente, precoci e spesso soggette a gelate tardive (incrociando le dita!); i peschi (Prunus persica) e  i susini (Prunus domestica); fanno da contorno fioriture di susini selvatici, occhi della madonna (Veronica chamaedrys), pervinche (Vinca minor) ed altri fiori spontanei da prato che attireranno presto i vari insetti pronubi.

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Visto il termometro a 13-14° C, ne ho approfittato per visitare gli alveari (un po’ scettico per il vento che le rende nervose e raffredda la covata ma alla fine si è calmato): le api presidiano in media  4/5 favi ( ancora strette poiché di notte le temperature sono  tra i 5-8 ° C in collina). Nelle famiglie più deboli la regina ha deposto su 2 telai (rose di covata di 1 spanna di diametro già opercolata e 3 cm di uova e larve giovani attorno ); in quelle più forti, con regina 2011 bianca, vi sono invece 3 telai di covata (con rose molto estese e uova su una facciata del 4 telaio); la situazione a livello di importazione e scorte polliniche è buona (forse è per questo che la covata è discreta): ho scelto di trasferirle tutte in collina quest’anno proprio per il polline … per dar retta ai risultati degli studi del Cra di Bologna ma anche all’espressione: VI E’ MOLTO MENO NOSEMA DOVE IL POLLINE E’ OTTIMO E VE NE E’ MOLTO DI PIU’ DOVE IL POLLINE E’ SCARSO in un contesto dove i virus, questo minuscolo fungo (Nosema Ceranae),  Varroa destructor e altre dinamiche ambientali, in sinergia, hanno causato, la scorsa annata perdite del 50% degli alveari e oltre! La situazione nettarifera comincia a ristabilirsi; le api stanno riempiendo nuovamente i favi sponda di miele attorno ai telai di covata, scorte che avevano quasi totalmente consumato durante il riposo invernale (quest’anno breve per le miti temperature da novembre a metà gennaio);  si è pertanto dovuto contribuire fortemente alla nutrizione autunnale perché reduci da un giugno 2011 piovoso e poco produttivo, ma nel contempo è stato necessario monitorare il consumo di miele nel nido perché le api (causa lo strano clima invernale) continuavano a volare e a mangiare senza fioriture disponibili in giro!!!!

L’acacia (Robinia pseudoacacia) arriverà per inizio maggio, piogge primaverili permettendo, o giocherà in anticipo come lo scorso anno a fine aprile? Bisognerà anche per questa stagione essere degli attenti osservatori della botanica (e forse è proprio questo il problema!). Per adesso occorre aver già iniziato la nutrizione stimolante con nutritori a tasca, scodella o depressione per lavorare sulle uova che tra 40 giorni ca.  saranno instancabili api bottinatrici (proprio in corrispondenza della fioritura di robinia) … per ora è affascinante solo il vederle impegnate nella ricerca sui fiori: sporche di polline e affamate di nettare …

Mat

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