Nei boschi della Piota Vagante

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Nei boschi della Piota Vagante, cercando di smarrire la via di casa, ho trovato, invece, per prima il traguardo…..

Narra la leggenda che nei boschi popolati di fate e folletti, elfi e gnomi ci sia anche l’erba dello smarrimento, un’erba piccolissima e sconosciuta ai più, che viene seminata dai Folletti intorno ai luoghi da loro frequentati. Chi la calpesta comincia a vagare per campagne e boschi perdendo completamente l’orientamento. Secondo altre leggende è essa stessa un Folletto burlone. In questi casi è nota come Piota Vagante.

E proprio l’aver letto sul volantino dell’A.S. Gaglianico 1974 di questa fatina dispettosa che travestita da zolla d’erba non ti fa più trovare la via di casa mi ha invogliato ad un’altra levataccia per correre nei boschi fatati delle colline biellesi. Purtroppo per il secondo anno consecutivo, anche gli Dèi, Giove Pluvio in primis, non sono stati clementi con questi bravi organizzatori che, alla prima edizione, avevano dovuto addirittura accorciare il percorso di gara per il maltempo. La pioggerellina di ieri alla partenza, per fortuna, non ha destato preoccupazioni, anche se dopo i primi km di gara si è trasformata in un bello scroscio di acquazzone che non è, però, durato a lungo. Il percorso di gara è stato caratterizzato da continui cambi di ritmo, su e giù dalle colline, adatto a chi ha la gamba veloce in piano e non patisce troppo gli sforzi in salita. Avevo deciso di impostare la strategia di gara affrontando con grinta le salite, cercando di spingere nei tratti in piano e lasciando andare in discesa le gambe in velocità, per recuperare anche gli sforzi di fiato, ma quando ho sentito il via mi sono lanciata come una pazza dietro al gruppo dei primi uomini e ho cercato di spingere il più possibile per imboccare il primo stretto sentiero in una buona posizione e non subire i soliti rallentamenti dovuti al collo di imbuto che si forma quando alcuni atleti iniziano a camminare perché sono partiti ad un ritmo non sostenibile. Per fortuna le mie gambette, ritemprate dal giorno di riposo in più, hanno risposto bene per cui ho potuto amministrare tutto il percorso al mio ritmo, senza dover subire quello degli atleti davanti. I primi uomini, infatti, dopo i primi km sono spariti dalla vista e io ho proseguito decisa, superata ogni tanto da qualcuno partito più lento e andando a recuperare chi iniziava a subire il percorso nervoso e spacca gambe. Verso la parte finale della gara, per paura di rallentare troppo per la naturale stanchezza, mi sono concentrata sugli uomini che vedevo davanti a me, convincendomi che se fossi andata a riprendere loro avrei messo una buona distanza tra me e le inseguitrici. 
Quando si corre in testa, infatti, è difficile gestire la gara perché nessuno ti può dire che distacco ha la seconda donna, per cui l’unica strategia vincente è imporsi di non rallentare mai e, soprattutto, di non distrarsi, rischiando di cadere o di prendersi una storta. Sono considerazioni che, solo facendo gare ogni domenica, diventano un bagaglio di esperienza dal valore inestimabile. Ovviamente la concentrazione in gara impedisce di gustare appieno il paesaggio, ma chi mira alle prime posizioni di classifica non può neanche pensare di poter fare il turista; avrei però volentieri incontrato la fatina dispettosa, anche solo per perdermi in quei boschi e non tornare più a Dalmine! Nei boschi della Piota Vagante, cercando di smarrire la via di casa, ho trovato, invece, per prima il traguardo, in 1h32’54’’! Seconda l’acclamatissima aquila Valetudo Carmela Vergura con 1h39’57’’, terzo gradino del podio per Nadia Dal Ben in 1h40’36’’ della Podistica Tranese Unione Industriale. Primo uomo a tagliare il traguardo in 1h18’21’, Enzo Mersi dell’Atletica Monterosa, l’unico ad aver avuto la ‘fortuna’ di incontrare la Piota vagante, visto che ha smarrito la via e l’ha ritrovata solo recitando a voce alta una sequela infinta di improperi, che tra l’altro gli hanno dato il giusto stimolo per risuperare Maurizio Fenaroli (Valetudo Skyrunning Italia), passato momentaneamente in testa, giunto, alla fine, secondo in 1h19’21’’. A chiudere il podio maschile, Fabrizio Attardi, anche lui dell’Atletica Monterosa, con il tempo di 1h21’02’’. Al termine delle premiazioni, piatto di Panissa offerto dagli organizzatori e ottimo vino della signora Marilena Stroppiana, che ha aperto per noi atleti le porte della sua azienda vitivinicola nella piccola frazione di Prelle, vicino a Salussola, ospitandoci e coccolandoci per tutto il giorno. Numerosi atleti premiati a sorteggio sono tornati a casa felici con rose o piantine da frutto, vino e prodotti tipici del luogo. Ottima e abbondante la Panissa, piatto tipico del biellese-vercellese, di estrazione contadina, a base di riso, fagioli e salsiccia che rappresenta il piatto unico perfetto con il giusto apporto di carboidrati, proteine e grassi.

Un bel pranzo conviviale che ha trasformato il post gara in un’allegra festa paesana, sotto lo sguardo attento del pavone di casa che dal camino o dal tetto del fienile ci ha tenuto d’occhio fin dal nostro arrivo,   richiamandoci all’ordine ogni tanto con il suo paupulare che, per chi non l’ha mai sentito prima, è un verso che sembra quasi un grido. E al suo grido ho fatto eco io al traguardo con il mio di aquila Valetudo Rosa.

Isa
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