Agrocrimini

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Giusto l’altra sera parlando con un contadino bergamasco vecchio stampo, che ha a cuore il proprio mestiere, si discuteva sul mercato degli ortaggi; lui mentre raccoglie insalata sotto serra per un grosso ordine di verdura in provincia ( è raro mi dice tutto contento ) alza i toni, si sfoga e mi spiega che ormai non c’è più nulla da fare! A parte qualche spiraglio di luce, la concorrenza dei grandi produttori agricoli della bassa Lombardia e centro Italia lo massacra! La grande distribuzione si affida alle grosse aziende agricole che vantano impianti di lavaggio e confezionamento di insalate.  Il consumatore vuole, esige  insalate pronte in vaschetta o impacchettate, già lavate! I piccoli produttori, che vendevano ai fruttivendoli (ormai rari) di paese, queste macchine non se le possono permettere: il mercato è cambiato! Ora i grossi compratori – intermediari fanno il prezzo. Niente contrattazioni, niente di niente e allora quando arrivi a guadagni così bassi che sembra di lavorare gratis cosa fai? … se interri l’insalata con una bella fresatura ci ricavi di più: il terreno si fertilizza. Piange il cuore dover fare sovescio con colture destinate all’alimentazione umana (solitamente si pratica con colture azoto fissatrici destinate alla zootecnia anche per motivi legati ai costi delle sementi) eppure sono poche le alternative! La manodopera a volte tocca non considerarla!

La terra intanto rimane bassa! Solo per pochi! Chi si occupa di business agricolo invece va in giro a testa alta!

Vi riporto degli spezzoni di un articolo tratto dal sito young – libera informazione che fa riflettere non poco e può dare, forse , qualche risposta a quanto detto fin ora:

“… eppure, ci siamo mai chiesti perché i prezzi dei prodotti alimentari aumentano senza che i coltivatori ne abbiano un beneficio? All’origine di questo paradosso … vi è  quella che viene definita agromafia, una realtà criminale che controlla l’intera filiera agroalimentare e che agisce dalla produzione agricola all’arrivo della merce nei porti, dai mercati all’ingrosso alla Grande Distribuzione, dal confezionamento alla commercializzazione (…) quello alimentare è il mercato italiano con il minor potere contrattuale e gli utili più bassi. Nel primo rapporto sui crimini agroalimentari di Coldiretti/Eurispes di giugno 2011, si parla infatti di un giro d’affari complessivo di circa 12,5 miliardi di euro all’anno. I “grandi dell’agricoltura”, appoggiati e sostenuti dalle associazioni criminali, condizionano il lavoro dei piccoli produttori, impedendo loro la creazione di cooperative e imponendo prezzi, orari e compensi. Una miniera d’oro per le associazioni criminali, che secondo la Cia (Confederazione nazionale agricoltori) frutta circa 10 miliardi di euro all’anno (…) In agricoltura, i principali reati che vengono attribuiti alle associazioni mafiose vanno dai comuni furti di attrezzature e mezzi agricoli all’abigeato, dalle macellazioni clandestine al danneggiamento delle colture, dall’usura al racket estorsivo, dall’abusivismo edilizio al saccheggio del patrimonio boschivo, incendi dolosi, smaltimento illecito di rifiuti, inquinamenti di falda,  per finire al caporalato e alle truffe, consumate, a danno dell’Unione europea(es.“arance di carta”). Come dichiara nel suo rapporto annuale Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, il fenomeno mafioso nasce proprio nelle campagne, con le quali mantiene un legame di natura storico-culturale e nelle quali continua ad esercitare il pieno controllo. Quello che tuttavia dovrebbe trasparire come il dato più allarmante però è l’ignobile “tratta degli schiavi” nelle piantagioni di arance, pomodori; la condizione disumana dei braccianti (sostanzialmente immigrati, spesso privi di un regolare permesso di soggiorno) impiegati nelle campagne del Sud Italia. Uomini e donne costretti a lavorare 12-14 ore al giorno per un compenso che non supera i 20-25 euro netti. Ma i proprietari terrieri giustificano tale vergogna dichiarando, senza imbarazzo alcuno, che il salario dipende dal fatto che gli immigrati hanno meno esperienza dei lavoratori italiani…”

Il rapporto completo sui crimini agroalimentari lo potete trovare su: http://www.ilfattoalimentare.it/assets/files/Eurispes_.pdf. Prende in esame vari aspetti legati agli agri -crimini e cita anche proposte di progetti di filiera certificata, che possano opporsi al fenomeno.

 LIBERA è una ventata di freschezza in questo panorama, il sapore del riscatto, della libertà, la risposta di legalità al sistema perverso dell’agromafia.

“per amore del mio popolo non tacerò” – Don Peppe Diana –

 Mat

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