Tartufi… che passione!

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Prendendo spunto da una mail di un nostro agri-lettore, oggi cerco di riassumere un paio di informazioni per occuparsi di un terreno e più nel dettaglio di una tartufaia.

In primis, in tartuficoltura non vi è mai certezza di produzione di tartufi, le probabilità sono sicuramente alte solo se vi sono determinate condizioni; ovvero ambiente, terreno, scelta della pianta, tecniche di lavorazione del terreno e luna.

Il tartufo nero ama terreni ricchi di calcio, di conseguenza queste piante dovranno essere calciofile, ovvero bisognose di calcio. Tra queste sono l’Onobrychis viciaefolia, l’asparago selvatico, il trifoglio bianco (Trifolium repens L.) e la lupolina (Medicago lupolina L.), il sedum reflexum, il sedum sexangulare, l’anagallis formina, gallium verum.

Tra le piante arbustive si ricordano: l’ulivo, la vite, la ginestra odorosa, il ginepro rosso, il ciliegio canino, il biancospino, il corniolo, la fumana, varie specie di rosa e il prunus spinosa. Queste specie formano endomicorrize e quindi non producono tartufi di per sé ma possono favorire la loro formazione, in caso non si possano avere tutte queste informazioni si deve necessariamente procedere con un’analisi chimica del terreno, dove saranno analizzati il Ph, il tasso di calcare totale e attivo, la tessitura(sabbia limo argilla), sostanza organica, rapporto carbonio-azoto.

Generalmente nei luoghi dove si rinvengono tartufi neri si può optare per una tartuficoltura sia di nero estivo(tuber aestivum Vitt., maturazione maggio-agosto) sia di nero invernale pregiato o di Norcia(tuber melanosporum Vitt., maturazione novembre-marzo). Il sesto d’impianto quindi sarà più fitto di quello dei tartufi neri(4×2/2,5 metri). Una caratteristica che accomuna tutte le zone produttrici di tartufo bianco è la presenza immancabile di vari arbusti, quali: sanguinella, nocciolo, vitalba rosa canina, rovo, ginepro comune, ginestra, sambuco, biancospino; e di varie erbe, quali; farfaraccio, primula, ortica, ranuncolo, falasco, lampone selvatico.

Per l’impianto  di piante da tartufo preferibilmente si devono rinvenire nelle vicinanze, oltre a questa flora, tartufi naturali o altrimenti, anche in questo caso effettuare, dettagliate analisi in laboratorio del terreno. La pianta da tartufo non può assolutamente essere concimata, sia in vivaio sia in pieno campo, perché altrimenti verrebbero bruciate le micorrize sulle radici. Scelta pianta simbionte nella coltivazione del tartufo. L’elemento di massima importanza per avviarsi correttamente alla tartuficoltura è certamente la pianta. Essa deve avere una discreta percentuale di micorrizazione, pari o superiore al 20 per cento.

Tecniche d’impianto

L’impianto di una tartufaia inizia con la preparazione del terreno. Si può procedere in due modi differenti, ma validi entrambi. O si fa una aratura di 30-40 cm. massimo, durante l’estate, procedendo poi nei primi mesi autunnali a sminuzzare ulteriormente il terreno con una erpicatura. Nel caso in cui non si voglia lavorare il terreno con mezzi meccanici si ricorre all’impianto a buche: si apriranno buche larghe 40×40 cm. e profonde massimo 25-30 cm. La densità di impianto è molto importante per una buona riuscita di una tartufaia. La misura tra pianta e pianta che dà migliori risultati è 5 metri tra le file e 3 metri lungo la fila. La densità è tale da permettere una rapida colonizzazione del terreno da parte del micelio ma non eccessiva al punto da rendere limitato lo spazio radicale o un eccessivo ombreggiamento. La posa a dimora delle piantine va da fine novembre a tutto maggio e oltre. Per compiere questa operazione la piantina va estratta con molta cura dal vasetto, senza rompere tutto il pane di terra. La pianta viene posta al centro della buca, in modo che il pane di terra venga a trovarsi sotto la superficie di 1,5-2 cm.

Dopo la messa a dimora delle piantine da tartufo, tutta la concentrazione del neotartuficoltore si focalizza verso il metodo di coltivazione più adatto per la buona riuscita della tartufaia e quindi per l’ottenimento di buoni alberi da tartufo. Le cure colturali sono indispensabili per l’accrescimento dell’apparato radicale e quindi per creare le condizioni ideali per la crescita delle micorrize. Bisogna fissare due fasi fondamentali per la coltivazione del tartufo. La prima, dalla messa a dimora della pianta da tartufo alla formazione del pianello; fase che ha una durata dai 2 ai 7 anni.

La Luna e il suo influsso sul Tartufo e sui Funghi
Luna e tartufo e luna e funghi sono in stretta correlazione con il cambiamento delle fasi lunari. Ovviamente ci sono differenze di maturazione, essendo il tartufo un fungo ipogeo (nascono sotto terra) mentre i funghi veri e proprio sono epigei. Il calendario lunare, o lunario, che vi proponiamo risulta differente dal normale modo di calcolare i giorni propizi per la maturazione del tartufo e dei funghi. Oltre alle fasi lunari, sia per il tartufo che per i funghi, dobbiamo tenere conto di tante variabili. Infine importante è un buon ecosistema che crei l’ambiente adatto al suo sviluppo.

Il tartufo ha origini antichissime, si riteneva avesse proprietà afrodisiache, i pagani lo dedicarono a venere, Nerone lo definì cibo degli Dei; certo è che il tartufo a in ogni epoca ha formato la delizia delle tavole raffinate ispirando poeti e letterati.

Nic

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