Piante Nel Tempo – Il Noce

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In questa “rubrica” di Agripensar ci occuperemo delle piante nel tempo, di come i nostri avi, i popoli, le usanze e le tradizioni hanno valorizzato e arrichito la storia delle piante.

Rispondendo ad un nostro agrilettore cerchiamo di veicolare qualche informazione sul noce e più nello specifico affrontiamo un patogeno che spesso crea problemi alle coltivazioni intensive ma anche ai singoli alberi.

La pianta del Noce Comune (juglans regia) e il Noce Nero (juglans nigra) è una pianta dalle origini antichissime e provengono dall’Asia sud-occidentale. È un albero molto vigoroso, che può raggiungere anche i 30 metri d’altezza. Ha foglie caduche, ogni foglia è composta da 5-7-9 foglioline con superficie liscia. Nella stessa pianta sono presenti fiori maschili e femminili insieme, spuntano prima i fiori maschili, i quali si trovano generalmente nei rami di un anno, mentre quelli femminili crescono all’apice dei nuovi germogli.L’infestazione dà luogo alla comparsa di macchie scure sul frutto noce, da cui cola un liquido nerastro ricco di tannino e caratterizzato da un odore sgradevole. Ogni femmina può deporre complessivamente 300-400 uova, in gruppi di 5-20 unità deposte in una cella scavata con l’ovopositore nel mallo (ovvero la polpa di colore verde che riveste la noce prima della maturazione). Su ogni frutto si trova una sola cella, poiché la femmina “marca” la noce dove ha deposto le uova con un feromone inibitore per le altre femmine. La nascita delle larve avviene dopo 5-7 giorni. Lo sviluppo larvale, a spese del mallo, comprende tre età e dura da 3 a 5 settimane; raggiunta la maturità, le larve abbandonano il frutto e si lasciano cadere al suolo dove si impupano per poi emergere come adulti nell’estate dell’anno successivo e, a volte, anche dopo due o tre anni.

La mosca del noce è un insetto che attacca il noce comune (Juglans regia) danneggiandone la produzione. Originario dell’America centro-settentrionale, questo parassita è stato segnalato per la prima volta in Veneto, una ventina di anni fa, e da allora si è diffuso in tutte le regioni del nord e del centro Italia. In Valle d’Aosta è arrivato alla fine degli anni ’90 e, adesso, rappresenta il principale problema fitosanitario del noce.

In caso di attacchi gravi si può arrivare alla perdita dell’intera produzione. A volte l’infestazione di mosca può portare a una cascola anticipata dei frutti, ma essi possono anche rimanere rinsecchiti sulla pianta. La difesa si può fare con l’uso di trappole proteiche che si costruiscono a livello domestico prendendo delle comuni bottiglie di plastica da 2 litri, riempite per 1/3 del loro volume con una miscela di ammoniaca al 5% (non profumata) e acqua in parti uguali, a cui si deve aggiungere qualche acciuga. Queste trappole devono essere appese agli alberi, in numero di 2-4 per pianta, secondo le dimensione della chioma, con l’ausilio di tappi speciali (reperibili in commercio) che permettono l’entrata degli insetti, ma impediscono quella della pioggia. Gli insetti, attratti dall’odore emesso dal contenuto della bottiglia, penetrano all’interno e annegano nel liquido. Maggiori info -> Esche Biologiche  Molto utili anche le trappole a ferormoni cromotropiche di colore giallo che avendo un attrattivo ammoniacale riescono ad attirare la mosca che rimane appiccicata alla parete gialla. Per gli amici apicoltori una rassicurazione, le trappole cromotropiche non attirano le api, le quali sanno bene dove andare a differenza di vespe calabroni e mosconi che vanno in ogni luogo.

L’impiego di insetticidi è senz’altro il sistema più efficace nelle zone a forte presenza dell’insetto, ma poiché all’attualità non esistono molecole registrate contro la mosca del noce, è possibile comunque usare prodotti a base di Spinosad, attualmente registrati contro la carpocapsa (che attacca ugualmente il noce), in quanto esplicano, indirettamente, il controllo del parassita.

La noce evoca il ternario sacro che presiede a ogni manifestazione: corpo (guscio), spirito (pellicola intorno al frutto) e anima (la polpa). La noce evoca il segreto protetto dagli sguardi dei profani grazie al suo involucro. Il noce era un albero profetico per i Greci.

Era ritenuto un cibo divino e l’origine del nome deriva appunto da ´ghianda di Giove´ [Juglans]. Il ´mallo´ di noce [ involucro carnoso del frutto ] è ancora più usato delle foglie per preparare liquori e come tinta per capelli. E’ il frutto che contiene più calorie, rame, zinco ed inoltre magnesio, potassio, fosforo, zolfo, ferro, calcio; vitamine A, B, C, P.

La Redazione

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