La porta chiusa

Standard

Settimana scorsa sono tornato nell’ azienda agricola di una famiglia d’allevatori bergamaschi che mi ha gentilmente ospitato e sopportato (ero alle prime armi) durante il periodo di tirocinio universitario ormai 3 anni fa … ho rivisto la stalla e le strutture che davano ricovero alle migliaia di capi allevati, un’ azienda di famiglia radicata sul territorio da anni … mi sono rivisto in vitellaia con secchi a tettarella per il latte dei vitelli che muggiscono in continuazione perché aspettano il pasto mattutino, la velocità con cui svuotano il secchio, la sala parto dove i nuovi nati stanno con le madri, 

l’allattamento con il biberon e i vitelli che ti seguono supplichevoli per averne ancora, poi è tempo di pulire la lettiera e allora paglia che vola di qua e di là, movimentare cancelli per trasferire le bovine da un settore all’altro della stalla, pulire le mangiatoie delle manzette, ecc, ecc … dura la vita dell’allevatore (se penso che l’ ho fatto per poco, 3 interminabili mesi per me ma certo non una vita); parliamo con il titolare intento alla conta dei capi che saranno venduti … l’azienda deve andarsene da quella che prima era campagna e ora è margine del paese che si allarga, che vorace mangia terreni agricoli … la presenza di un allevamento infastidisce i nuovi abitanti della zona … cosa??? … ma l’allevamento c’era prima ed era al posto giusto … sono le case che sono venute dopo … case nuove per metà disabitate … e ora chi se le compra?? …

Gli allevamenti chiudono, chiudere è l’unico modo per guadagnare ancora qualcosa, non difendo a spada tratta l’allevatore ma condannarlo non mi va, non mi va perché vorrebbe dire rinnegare quella rete di attività rurali che si intrecciano tra campagne e paesi e  che vanno pian piano svanendo … di mio preferisco i sistemi di allevamento estensivo è vero ma mi provoca fastidio il venir a meno di una realtà zootecnica intensiva di tali dimensioni, perché mi pone diretta la questione: se succede ai grandi pensa i piccoli produttori … si chiudono baracca e burattini dopo anni di sacrifici, di ferie fatte di fretta o non fatte perché “gli animali mangiano 365 giorni l’anno” … allora vado via con l’amaro in bocca, non è vero che alla mia generazione non interessa nulla di contadini, agricoltura, animali … ci mancherà sicuramente la capacità di sporcarsi le mani, in questo caso di merda si tratta (e gratitudine la dobbiamo a chi lo fa per noi:  parlo di quegli abili mungitori e altri operai di stalla indiani) … ma nulla si può pretendere da gente come noi  che è nata confondendo la campagna per città perché campi a vista d’occhio ormai son rari, i balloni di paglia dorati suscitano ancora emozioni, gli orti sul terrazzo ci scatenano primordiali istinti da coltivatori di professione, scegliamo attenti nei supermercati cibi genuini o meno, con nomi che ricordano la natura, la fattoria … intanto quelle stesse fattorie non sopravvivono … dobbiamo riscattarci … come cittadini e come consumatori …

“… Entrò nel cortile della casa dei Bruni, stranamente immersa nel buio. E si guardò intorno smarrita, come se stentasse a riconoscere il luogo. Guardò l’intrico dei travi carbonizzati e dei muri sbrecciati che un tempo era stata l’enorme stalla, il Grand Otel Bruni. E poi la casa. Non c’era dubbio, era quella. Bussò ripetutamente, chiamando con voce querula: “E’ la Desolina, poverina, aprite alla Desolina…”. Ma nessuno poteva rispondere dalla casa buia e vuota. La vecchia si guardò intorno, guardò il noce secolare che levava le braccia nude nel turbinio dei fiocchi candidi e poi, di nuovo, la porta chiusa …”

(dal romanzo Otel Bruni di Valerio Massimo Manfredi)

Mat

Annunci

Una risposta »

  1. Ciao Mat

    vorrei raccontarti di una porta che (fortunatamente) non si è chiusa.

    Conosco questa famiglia che ha un’azienda agricola e due stalle che ospitano, rispettivamente, una cinquantina tra vacche e vitelli la prima e i tori la seconda.

    Come puoi bene immaginare, il profumo li in zona non è sempre dei migliori, ma questo non è mai stato un problema.
    Non abito li vicino ma personalmente credo che è meglio la “puzza della natura” che non il “non-odore” del chimico… non tutti però sono della stessa opinione.

    Sicuramente il loro nuovo vicino di casa la pensava diversamente visto che lui, un uomo in divisa, non solo protestava alacremente perchè, cito, “non sono nemmeno libero di mangiare in giardino con tutta quella puzza” (eppure la stalla era già li quando ha comprato il terreno su cui poi ha costruito la casa) ma ha pure mandato dei controlli sulle coperture delle stalle che a suo dire non erano a norma…

    Le stalle, per fortuna, sono ancora li al loro posto. =)

    E pensare che due anni fa tutta la famiglia è finita in ospedale intossicata a causa del fumo respirato per mettere in salvo vacche e vitelli e abbiamo anche dovuto consolare la mamma di questa famigla che piangeva un vitellino che non era riuscito a mettersi in salvo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...