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Snorkeling Nel Parco

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Montaggio e riprese Filippo Bargnesi

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Monitoraggio della biodiversità nelle barriere sommerse

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Sabato 8 Giugno 2013 i sub della società Sub Tridente di Pesaro, in collaborazione con Reef Check Italia Onlus e il Parco San Bartolo hanno realizzato un monitoraggio della biodiversità nelle barriere sommerse dell’area marina antistante il monte San Bartolo. L’iniziativa ha coinvolto più di 30 subacquei.
http://www.youtube.com/watch?v=XnhceKPvb4U

Filippo

Caretta Caretta, Libera!

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Liberazione di una tartaruga marina (Caretta caretta) presso il Parco San Bartolo (Pesaro)

La Fondazione Cetacea (ente con sede a Riccione) in collaborazione con il Parco San Bartolo (situato lungo le coste marchigiane tra i comuni di Pesaro e Gabicce) organizza durante l’estate una serie di liberazioni in mare di tartarughe marine Caretta caretta curate presso il centro di recupero della Fondazione.

Questa specie è seriamente minacciata per l’eccessivo impatto antropico sui nostri mari, infatti le popolazioni sono sempre più in declino e sempre più numerosi sono gli esemplari in difficoltà trovati lungo le coste marchigiane e romagnole.

Il problema sorge sia dalle attrezzature di pesca utilizzate che dall’inquinamento diretto dei nostri mari.

Per quanto riguarda la pesca le tartarughe restano infatti spesso intrappolate nelle reti da posta di profondità ed essendo animali che necessitano di ossigeno spesso muoiono per asfissia prima che le reti siano recuperate, possono subire danni simili anche dalla pesca a strascico, soprattutto se compiuta in profondità (pratica tra l’altro estremamente dannosa per tutto l’ecosistema marino in quanto fa piazza pulita di tutte le comunità viventi sul fondale)  e su larga scala, con l’aggiunta del rischio di patologie da decompressione, ossia dalla risalita troppo veloce durante la quale l’espansione eccesiva dell’aria nelle cavità corporee può danneggiare seriamente organi vitali come i polmoni o causare emboli per la formazione di bolle di azoto nel circolo sanguigno, sempre a causa della risalita troppo celere.

Oltre a ciò un grave pericolo è rappresentato dall’inquinamento costituto da materiale plastico, le tartarughe tendono infatti a scambiarli per meduse o ctenofori, loro abituali prede, per poi restare intrappolate con il rischio di soffocamento e costrizione dei movimenti, nonchè impossibiltà ad alimentarsi.

A tutto ciò quest’anno, a seguito del rigido inverno verificatosi, si sono aggiunti spiaggiamenti di esemplari in ipotermia, evento inusuale e preoccupante.

Il centro è in grado di ospitare una ventina di esemplari (solo quest’inverno ne sono stati recuperati 34) ed è visitabile gratuitamente presso i bagni 40 a Riccione, si avvale prevelentemente del lavoro di volontari, come ormai purtropo sempre più spesso accade nelle migliori realtà presenti nel nostro territorio nazionale.

Per ulteriori informazioni fondazionecetacea.org

Bargnesi Filippo per Agripensar.